29 Agosto 2020 Giandomenico Allegri

Citrobacter: possibile che non esista un protocollo sull’avviso istantaneo all’azienda Zero?

Se da un lato bisogna capire perché la formazione sugli operatori non ha dato risultati, dall’altro le tempistiche del caso Citrobacter lasciano basiti: il primo dei quattro casi di neonati uccisi dal batterio letale è del 2018 e viene da chiedersi se non esista un protocollo che preveda di avvertire l’Azienda Zero all’istante.

Manca una procedura che metta in evidenza i problemi, sia nell’ottica di intervenire e trovare le soluzioni sia in quella di avvisare i cittadini.

Con il caso Citrobacter Verona è finita su tutti i giornali nazionali, ma il Veneto non può scaricare tutto sulla gestione a livello locale.

È un problema solamente “locale” o è figlio di un’impostazione della sanità basata sul taglio costante di risorse umane ed economiche?

Essendo la competenza sulla Sanità totalmente in mano sua, i meccanismi di controllo della Regione funzionano?

Esiste una responsabilità della Regione stessa nelle pianificazioni, visto che da Palazzo Balbi deriva la nomina dei vertici dirigenziali?

L’interrogativo fondamentale è se dietro il caso Citrobacter non ci sia, in parte, anche un indebolimento della sanità pubblica come effetto di scelte regionali.

Perché stiamo assistendo da tempo a fatti paradossali.

Pensiamo anche alla pioggia dentro il pronto soccorso di Borgo Trento durante il nubifragio di due domeniche fa.

Leggiamo che la terapia intensiva neonatale e quella pediatrica troveranno spazio temporaneamente al Polo Confortini fino alla riapertura definitiva prevista per fine mese e speriamo che quella tempistica di riapertura sia rispettata.