4 Luglio 2020 Giandomenico Allegri

Nuovo focolaio COVID-19. Ancora una volta la Regione Veneto arriva in ritardo.

Una persona contrae il virus, si reca in una struttura sanitaria, gli viene diagnosticata la positività attraverso il tampone, non si procede al ricovero e se ne torna a casa con la possibilità di infettare chi gli sta attorno, senza che le strutture sanitarie – i cui protocolli dipendono dalla Regione – attivino almeno delle procedure di allarme e di controllo sul fondamentale isolamento domiciliare del soggetto.
Solo dopo che il focolaio è scoppiato, ci si accorge occorrono procedure di controllo e di monitoraggio dei comportamenti dei soggetti infetti.

Con un grande sforzo di tutti eravamo riusciti ad uscire da una fase drammatica per il nostro territorio ed ora, per la sconsideratezza di pochi, rischiamo di ripiombarci dentro.
Responsabile, se non complice, la faciloneria di chi ci voleva convincere che “il virus è meno virulento” o chi ospitava esperti secondo cui “il virus clinicamente non esiste più”. Il messaggio che è passato è che si poteva tornare a fare quello che si voleva, eliminando le mascherine e non rispettando più il distanziamento sociale.
Ovviamente, c’è sempre chi interpreta tali messaggi come un “liberi tutti”.
Ora, anziché lanciare strali d’ira, chi ha la responsabilità della salute pubblica in Regione faccia in modo di fornire messaggi chiari e usi la propria straripante capacità mediatica per non farci ripiombare nel lockdown. E, soprattutto, si attivino protocolli sanitari adeguati per il monitoraggio dei positivi. Per fare questo non serve il TSO, ma capacità di organizzazione.