Il primo problema da affrontare con decisione è la marginalità di Verona nella politica veneta. Il mio primo impegno è quello di rivendicare la centralità di Verona e della sua provincia nel Veneto, dalla sanità al turismo, dall’università alle infrastrutture.

Un’altra area di intervento decisiva è l’agricoltura, che nel veronese è in sofferenza per vari fattori. Ma in particolare è stata miope la politica di non investire nella ricerca. L’amministrazione regionale, durante la precedente campagna elettorale, si era impegnata a portare a Verona un centro di ricerca e sperimentazione agricola. Nulla è stato fatto ed anzi sono stati chiusi i campi sperimentali di proprietà della Provincia di Verona.

Parimenti determinante è la difesa delle nostre falde acquifere, la protezione dell’ambiente dai PFAS e dagli altri inquinanti, la tutela dei nostri parchi naturali, primo tra tutti il Parco della Lessinia, messo in pericolo da visioni politiche miopi.

Nella sanità intendo portare la mia voce per un’assistenza efficace, che sia presente per i cittadini anche nelle necessità quotidiane, a partire dalle liste d’attesa per le visite specialistiche, fino ai servizi ambulatoriali sul territorio. Rimane da attuare il piano socio-sanitario soprattutto per quello che riguarda la medicina territoriale.

Università e ricerca veronesi meritano un’attenzione che finora non hanno ricevuto. Per formazione personale, ho da sempre a cuore il lavoro di chi si spende per la formazione e l’innovazione.

Nelle comunicazioni e nelle infrastrutture rivendico la centralità di un territorio come quello veronese, centro nevralgico dell’economia veneta, indissolubilmente legate ai servizi dell’interporto ZAI Quadrante Europa, fondamentale per lo sviluppo del nostro territorio.

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